lunedì 29 novembre 2010

A pezzi

Non provo più nulla per te, ma è più facile continuare a stare insieme che lasciarti... Sai, si è creata una certa abitudine, poi abbiamo troppi amici in comune, progetti... Sarebbe un casino se ti lasciassi.

Sono distrutta. Qualcuno raccolga i brandellini di cuore sparsi qua e là. Non riesco a respirare. Non riesco a pensare. Non riesco a fare niente se non riascoltare quelle parole mille volte nella mia testa. Forse sarebbe stato meno peggio se mi avesse lasciata... Non lo so.

P.S. Giusto perché le sfighe non vengono mai da sole, mi hanno rubato il portafoglio in facoltà, con dentro gli unici soldi che avevo, che per una volta non erano proprio pochi.

martedì 23 novembre 2010

Nei peggiori bar di Caracas

Lo ammetto: essere ordinata non rientra esattamente tra le mie migliori qualità. Camera mia, infatti, ha tutta l'aria di essere reduce da un terremoto o da un saccheggio, potrebbe persino sembrarvi vittima di un disastro aereo.
Il letto, la scrivania, il pavimento, le finestre, ogni angolo della stanza è invaso da quintali di vestiti, che si ammassano indistintamente uno sopra l'altro. Sul comodino, riviste, libri, bambole Voodoo, bambole gonfiabili e palline antistress non lasciano nemmeno intravedere la struttura - presumibilmente in legno - del mobiletto. Nell'Angolo del Mistero, dove custodisco gelosamente tutti i miei più loschi segreti, nascosti sotto a decine di giacche indossate non più di un paio di volte ciascuna, si trovano oggetti curiosi, bizzarri e a tratti addirittura inquietanti, soprattutto se presi nel loro insieme.
Da sempre, quello è il mio santuario, e nessuno al di fuori di me osa mai mettervi piede - a parte il cane, mentre non ci sono. A scadenze regolari, mia madre mi minaccia con frasi come "Sistema subito quel disastro oppure lo farò io!" oppure "Ho già pronta l'aspirapolvere e il sacchetto dell'immondizia, hai mezz'ora per mettere in ordine, altrimenti entro!", ecc, ecc. E io, naturalmente, da brava figliola, corro (coi miei tempi) a mettere a posto la stanza, nascondendo il disordine in armadi e cassetti, conscia del fatto che non durerà per più di un paio d'ore.

I problemi, però, iniziano quando mia madre, costretta a rimanere a casa per giorni e giorni per un periodo di ferie forzato, non sa bene come passare il tempo.
All'inizio, si diede a tutti gli hobby di questo mondo: ricami, lavoro a maglia, bangee jumping, decoupage, pittura e via dicendo. Poi passò alle cose utili e necessarie, quelle che non si fanno mai, per pigrizia, come mettere a posto la cantina, ridipingere il tetto, mettere l'impianto wi-fi nel garage o imparare a cucinare. E così aveva pressoché esaurito tutti i modi utili - e un po' meno utili - per passare il tempo e non rimaneva che una singola cosa da sistemare in tutta la casa: la mia stanza.
Una mattina, mentre mi recavo a lezione, decise di tentare il colpaccio. Armata di detersivi fino ai denti, afferra la maniglia. La porta cigola, trema. Nel buio, si avvertono strane presenze e l'aria ha un che di macabro. Ma lei non demorde. Un piede è dentro, ancora uno e l'avrà fatto, sarà penetrata nel mio sancta sanctorum. No! Non può farlo. E invece sì...
Dopo un'ora di lavoro si riesce quasi ad intravedere il pavimento e si intuisce persino che quell'ombra vicino alla finestra possa essere un letto. Procede lenta e instancabilmente finché la stanza non risplende e non ha rimesso a posto fino all'ultimo indumento.
Eppure c'è ancora qualcosa che non va: l'Angolo del Mistero, ancora intatto. Indossa mascherina e guanti e inizia la sua scavazione. Lungo il percorso, sotto a tutte quelle giacche, spuntano coltelli, forchette e zucchine, animaletti pelosi, fotografie di uomini nudi... E infine, in fondo in fondo, un baby-doll nero in tessuto semi-trasparente, che emana un forte odore di fumo, un pacchetto di sigari e un accendino.

E io lo so, lo so... Che nella sua mente è subito comparsa un'immagine di me seminuda sopra un tavolo, col sigaro in mano, circondata da una folla di uomini affamati... Nei peggiori bar di Caracas!
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